DIFENDIAMO IL MERCATO METRONIO: iniziativa il 29 maggio

Mercato di Via Magna Grecia: gli operatori e i comitati cittadini chiedono aiuto agli architetti e agli urbanisti  per    difendere un pezzo della storia architettonica della città  e un patrimonio   di tutti

Il 29 maggio alle 18 in Largo Magna Grecia si svolgerà l’iniziativa “Difendiamo il mercato Metronio”, una riflessione collettiva sul destino del mercato del Morandi, sulla sua storia e sulle possibili prospettive per farlo tornare a vivere.

Continua a leggere

Annunci

Ai limiti della legge?

Ultimamente  si parla molto dei tre  mercati di Via Antonelli, Via Chiana, Via Magna Grecia, oggetto della famosa “Delibera Cam”  e non solo sulle solite testate. Prima è apparsa un’intervista sul sito della ditta all’amministratore unico della CAM srl Angelo Marinelli (> l’intervista sul sito apparsa a fine aprile), poi un articolo su Il Tempo (> articolo 1 maggio), poi  una lettera sul Corriere della Sera firmata dallo stesso Marinelli (> lettera del 5 maggio) a cui hanno  risposto ieri  gli operatori di due mercati (> lettera del 13 maggio). A parte quest’ultimo, gli  altri tre  interventi  sono tutti decisamente a favore dello scambio immobiliare e  poggiano su argomentazioni molto simili  (e se ciò è più che comprensibile nelle dichiarazioni sottoscritte direttamente dal “Patron” della CAM,  lo è un po’ meno nel caso dell’articolo sul Tempo): i mercati cadono a pezzi, servono più parcheggi, la società privata risolve un problema al Comune, anzi lo ricopre di  alloggi per i senza casa. Però  nessuno dei tre  accenna al fatto che i mercati e le annesse autorimesse da centinaia di posti auto,  verrebbero abbattuti e ricostruiti con migliaia di cubature in più, sotto e sopra, con l’aggiunta di  uffici, negozi  e appartamenti di lusso, e soprattutto che l’operazione verrebbe condotta  senza alcuna gara di evidenza pubblica, nonostante superi di almeno dieci volte il tetto previsto dalle normative europee.  In compenso l’autore dell’articolo de Il Tempo taccia chi sta cercando di fermare la Delibera in attesa di ottenere più  chiarezza, cioè i Comitati NO PUP e  Cittadinanzattiva Lazio Onlus (a cui però bisognerebbe aggiungere alcuni  consiglieri comunali, in particolare Nanni e De Luca, e, per le richieste di approfondimenti,  la stessa Commissione Patrimonio capitolina), di promuovere “polemiche spesso strumentali” e   di  “carpire la buona fede di qualche residente” (ma su questo lascia il beneficio del dubbio) “per prendere tempo e bocciare, nella logica dei no, progetti utili all’ammodernamento della capitale”. L’intervistato Marinelli, sul sito CAM, si spinge oltre: “chi si oppone ad ogni possibilità di mettere mano a queste strutture, organizzando proteste, mettendo in giro voci al limite della legge (“procurato allarme” e “diffamazione a mezzo stampa”, tanto per intenderci)”  è  paragonabile ai “NO TAV”: intervistatore “Addirittura?” Marinelli : “Il paragone è calzante”. Quanto sia calzante paragonare  una richiesta di maggiore  trasparenza  su un’operazione da centinaia di milioni di euro a “diffamazione a mezzo stampa” e “procurato allarme” non è dato sapere. Né cosa si intenda con “ai limiti della legge”, dato che gli operatori e/o i comitati, proprio  per verificare se lo scambio immobiliare rientrasse nei limiti della legge, si sono rivolti, nell’ordine: all’Autorità di Vigilanza sulle Opere Pubbliche, alle Commissioni  Europee, alla Commissione Patrimonio e Politiche Abitative, alla Commissione Urbanistica, all’Ufficio Speciale Emergenza Traffico e Mobilità, all’Ufficio Pianificazione delle Infrastrutture Destinate al Parcheggio,  fino alla  Procura della Repubblica. Per non parlare delle innumerevoli lettere inviate ai consiglieri di maggioranza e di opposizione e a tutti i capigruppo. Anche il senatore Pedica  (IDV) ha presentato un’interrogazione parlamentare e i deputati Morassut e Meta (PD) una risoluzione alla Camera. L’Ordine degli architetti ha lanciato un appello in difesa del Mercato Metronio. Tutta gente  “ai limiti della legge”?

Coordinamento dei Comitati NO PUP
Cittadinanzattiva Lazio Onlus

Come funziona il Project Financing dei mercati rionali

(sintesi approssimativa per non addetti ai lavori)

Oggi i mercati sono di proprietà del Comune, a cui i banchisti pagano un forfait annuale  per la concessione degli spazi di vendita. Laddove gli operatori sono riuniti in AGS (autogestione) hanno uno sconto dell’80% sulle tariffe.

L’VIII Dipartimento, che fa capo all’Assessorato al Commercio, preso atto dello stato non ottimale della maggior parte dei mercati, anche dal punto di vista della manutenzione delle strutture  e della messa a norma degli impianti, non avendo le risorse necessarie per effettuare i lavori di adeguamento necessari, nel 2010 decide  di coinvolgere dei soggetti privati in un progetto di finanza.

Il Dipartimento mette a punto  uno studio di prefattibilità  che riguarda 32 aree mercatali della Capitale [http://95.110.131.40/fileserv_v2/download.php?list.10 ],  e nel luglio 2010 pubblica un avviso indicativo relativo alla “SOLLECITAZIONE NEI CONFRONTI DEGLI OPERATORI ECONOMINCI DI SPECIFICI CONTRIBUTI FINALIZZATI ALLA SUCCESSIVA REDAZIONE, DA PARTE DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE, DI STUDI DI FATTIBILITA’ AFFERENTI L’AVVIO DI UNA PROCEDURA DI FINANZA DI PROGETTO, PER LA RIQUALIFICAZIONE DEI MERCATI COMUNALI ANNONARI DEL COMUNE DI ROMA “avviando un “dialogo tecnico” per raccogliere proposte e informazioni dai privati interessati (vedi pagina “I project financing”)

Pervengono n. 81 idee-progetto, relative a 32 siti mercatali diversi. ( Nella specifica area della sezione download del  sito internet, vengono pubblicate le idee progettuali complete della necessaria documentazione [http://95.110.131.40/fileserv_v2/download.php ]

Su queste proposte si apre il dialogo tecnico tra Dipartimento e ditte, per approfondire le modalità di realizzazione  e acquisire tutte le  informazioni necessarie, nella prospettiva della messa a punto, da parte dei tecnici del Dipartimento, dei progetti preliminari per ciascun mercato (progetti che saranno il risultato dell’elaborazione di più proposte e elementi provenienti da soggetti diversi)

Quando anche questa fase sarà terminata – pare che siano già stati “chiusi” i  primi 9 progetti – i progetti elaborati dal Dipartimento verranno messi a bando – mercato  per mercato – bando  a cui  concorreranno probabilmente le stesse imprese che hanno avanzato le proposte, ma qualunque altra impresa che desideri partecipare – italiana o europea – secondo le normative europee relative alle gare di evidenza pubblica.

I criteri per la valutazione delle offerte pervenute sono contenuti nei bandi e riguardano aspetti economici, tecnici, sociali (ad esempio la sostenibilità per gli operatori dei mercati) qualità architettonica etc.

Lo screening con la messa a punto di una graduatoria è effettuato  dal Comune stesso, che nomina una commissione esaminatrice “ad hoc” (in genere composta da tre soggetti provenienti dai vari dipartimenti interessati. Ad esempio, in questo caso,  patrimonio, urbanistica e commercio) che valuta  il punteggio di ciascuna proposta ( con un margine di arbitrarietà) e stabilisce la graduatoria e quindi il vincitore del bando che si aggiudica l’intervento.

Naturalmente l’operazione deve presentare contemporaneamente vantaggi per la pubblica amministrazione – in questo caso ottenere la ristrutturazione o la valorizzazione dei mercati senza spendere denaro pubblico –  e un guadagno per l’operatore privato, che dovrà ricavare un reddito in grado di bilanciare gli investimenti.

L’accordo prevede  che il Comune dia  al privato una concessione di tutto o parte del mercato rionale e annessi (ad esempio autorimesse) per 90 anni in cambio della “rimessa a nuovo” dei mercati (e annessi).

Uno dei punti controversi è se il Comune debba dare  in concessione al privato anche le aree mercatali (rendendolo così il nuovo e unico interlocutore degli operatori del mercato , con tutto ciò che ne consegue,  a partire dalla definizione dei canoni di affitto) oppure se tali aree debbano essere  restituite al Comune, che resta il soggetto che interloquisce con gli operatori.

Per quanto riguarda i ricavi del  privato, a  scorrere le proposte pervenute nella prima fase (quella della “raccolta di idee”), la maggior parte, inevitabilmente, prevede la realizzaizone  di nuove cubature immobiliari da sub concedere o dare in affitto.

Un secondo punto controverso è se tali cubature sono ricavate con una riorganizzazione degli spazi interni dei mercati, quindi senza modificare l’ingombro architettonico esterno, o se invece si prevede di abbattere gli edifici per ricostruire ex novo le strutture, con aggiunta di cubature edilizie sottostanti (parcheggi da destinare a rotazione o a box pertinenziali) e soprastanti (appartamenti, uffici, centri commerciali etc).

E se è da escludere  che possano essere abbattuti gli edifici mercatali che esistono da più di 70 anni (quindi fino al 1942), quelli più recenti, come il Mercato Metronio,  la straordinaria opera del Morandi, rischiano l’abbattimento e una moltiplicazione consistente delle cubature edilizie (in questo caso 6 piani sopra e sotto  l’area mercatale)

E questo è il punto più controverso, perché comporta varianti  urbanistiche del piano regolatore, e soprattutto  comporta enormi impatti sia paesaggistici e architettonici, sia sulla mobilità e sulla qualità della vita di quartieri, spesso già molto “densi”. E un forte  impatto anche sulla situazione del commercio della zona e su quella degli stessi operatori del mercato, che rischiano  di veder completamente snaturato il loro luogo  di lavoro. I mercati, che da millenni hanno rappresentato il cuore pulsante delle comunità umane, incastonati tra “piani parcheggio” e “piani uffici” rischiano di perdere l’anima, trasformandosi nelle  “brutte copie” dei centri commerciali.

Ulteriore punto critico è il destino degli operatori del mercato (e degli eventuali negozianti) durante i lavori di ristrutturazione e di costruzione, dato che bisogna mettere in conto dai 18 mesi ai due anni per una ristrutturazione e dai 3 anni in su per una demolizione e ricostruzione (i lavori del  nuovo mercato Trionfale sono durati dal 2004 al 2009)

Infine: è particolarmente vessatorio non solo per gli operatori e i commercianti ma anche per gli abitanti dei quartieri, che i progetti vengano proposti, rielaborati, approvati e assegnati senza alcuna informazione delle parti interessate. E, paradossalmente, scorrendo le proposte sul sito del Comune, molti soggetti privati parlano di “soluzioni concordate con gli operatori” e addirittura con  “residenti e comitati di quartiere”, che non solo non sono stati interpellati e informati nella stesura delle proposte, ma non lo sono a tutt’oggi, mentre gli uffici comunali stanno elaborando i progetti preliminari  e i criteri dei bandi, né lo saranno dopo l’assegnazione degli interventi ai vincitori dei bandi, dato che un progetto, una volta messo a bando, non è più modificabile.

Tutti questi aspetti fanno nascere nei cittadini il forte sospetto che più che un’operazione virtuosa per valorizzare un patrimonio comune, economico e sociale, come i mercati rionali, si tratti del solito escamotage per consegnare a privati beni di alto valore, nuove cubature immobiliari in aree anche di grande pregio della città.

Non vogliamo fare processi alle intenzioni, ma pensiamo che la bilancia dovrebbe essere sempre in equilibrio tra i vantaggi pubblici  e il profitto privato, se non “sbilanciata” verso le ragioni della collettività. E vogliamo vigilare perché, per l’ennesima volta, la bilancia non penda sfacciatamente verso il guadagno  degli speculatori.

(e a voler pensar male, si potrebbe ipotizzare che non sia un caso che i mercati siano stati lasciati deperire anno dopo anno, fino  a richiedere interventi “emergenziali” e costosissimi)

Quali sono le possibili rivendicazioni?

L’alternativa, che non può essere lo “status quo”, è far rinascere i mercati partendo dalla collettività a cui appartengono: operatori e commercianti, clienti, abitanti del quartiere, il resto della città.

E anche trovare soluzioni “caso per caso”, analizzando la complessità degli elementi in gioco e rispettando le scelte delle persone interessate.

I mercati devono essere ristrutturati, messi  a norma, e soprattutto fatti rivivere.

Se questo debba avvenire attraverso l’impegno diretto degli operatori, con un progetto di ristrutturazione avanzato direttamente dalle AGS, o attraverso un soggetto privato che opera per ottenerne un profitto, deve essere valutato dopo aver avviato dei tavoli di confronto.

E se alla fine si decidesse in favore della finanza di progetto, noi non vogliamo demonizzare il giusto diritto di un privato di ricavare profitti dalla sua attività. Si pagherà la ristrutturazione con nuove cubature, con nuovi servizi, ristoranti, uffici. Ma i criteri con cui il progetto verrà messo a punto e portato avanti, i criteri del bando, devono essere decisi insieme agli operatori e ai cittadini.

Questo è il compito di una buona amministrazione: fare scelte anche impopolari, ma che non siano calate sula testa delle persone che ne subiranno le conseguenze senza consultarle, senza sentire  le loro ragioni e i loro punti di vista.

I risultati  di questi metodi non democratici e predatori sono sotto gli occhi di tutti: basta vedere il Nuovo Mercato Trionfale e il nuovo mercato di Ponte Milvio, dove gli operatori che abbandonano sono sempre più numerosi e non solo per la crisi…