Lettera aperta dei comitati alla CAM srl

Lettera aperta dei Comitati NO PUP e di Cittadinanzattiva Lazio Onlus alla CAM srl  in risposta all’articolo pubblicato il 19 gennaio sul quotidiano Cinquegiorni

Un momento della Manifestazione "Difendiamo il Mercato Metronio" del maggio scorso

Un momento della Manifestazione “Difendiamo il Mercato Metronio” del maggio scorso

 E’ passato esattamente un anno dalla nostra audizione alla Commissione Patrimonio a proposito della Delibera 129/2011, che prevede uno scambio immobiliare tra il Comune e la ditta CAM srl da realizzarsi con la cessione di parte dei  tre compendi mercatali e l’acquisizione di un imprecisato numero di alloggi per housing sociale. Allora rivolgemmo una serie di domande alla Commissione e agli uffici comunali a cui finora nessuno ha risposto. Accogliamo quindi molto favorevolmente l’articolo  a firma CAM che questa volta si addentra un po’ di più nelle questioni da noi sollevate, e con un tono molto più interlocutorio e meno accusatorio, a cui vorremmo rispondere allo stesso modo, spiegando il persistere dei  nostri dubbi  senza nessun intento polemico. Proviamo a  spiegare le nostre ragioni, che non sono (e non sono mai state) né precostituite né strumentali.

Immagine 47Innanzitutto è necessario fare  un po’ di ordine tra  le questioni  che sono sul tavolo, cercando di chiarire che la maggior parte delle nostre domande (forse tutte) avevano e hanno  come destinatario  la Pubblica Amministrazione, e non la ditta CAM. E  bisogna anche distinguere  le domande  che riguardano la correttezza e la legittimità delle procedure – su cui riteniamo che l’amministrazione abbia l’obbligo della chiarezza davanti ai cittadini  – dalle obiezioni alle decisioni “ politiche”,  quelle decisioni su cui i cittadini possono dissentire, ma che rientrano  nella  discrezionalità di chi ha la responsabilità del governo della città. Anzi, riflettendo su un anno di acceso confronto  e polemiche a distanza, è decisamente  anomalo che la contrapposizione sia nata  tra comitati cittadini e una ditta privata, come  se tutte le decisioni dipendessero dalla CAM e non da assessori e funzionari comunali. E questo  è accaduto a causa della pressoché totale assenza – almeno “pubblica” – del nostro naturale  interlocutore, cioè il Comune. Noi le domande le abbiamo fatte al Comune e ci ha sempre risposto la CAM[1]. Anche oggi.

E proprio a questo proposito, prima di entrare nel merito delle risposte ai vari  punti trattati nell’articolo della CAM, ci teniamo a  dire che  noi siamo consapevoli  che  le finalità di una ditta privata sono quelle della sopravvivenza economica, innanzitutto, e naturalmente del maggior profitto possibile, nel rispetto della legge e delle procedure che la pubblica amministrazione stabilisce. Non ci aspettiamo nulla di più e nulla di meno: ogni imprenditore è libero di avanzare a chi governa la città le proposte che ritiene di suo interesse.  E spetta a chi governa valutare se tali proposte rientrino  nella pianificazione generale degli interventi e soprattutto se garantiscano le indispensabili caratteristiche di pubblico interesse. Anche se in realtà dovrebbe essere il contrario, cioè che  chi governa stabilisce un piano di interventi coordinati e programmati nel tempo, rivolgendosi  eventualmente ai privati per la realizzazione di progetti di pubblica utilità che possono offrire un margine di profitto, ferma restando la prevalenza del pubblico interesse. Detto questo, veniamo all’articolo. Rimandiamo le risposte dettagliate  a tutti i punti affrontati dalla CAM  alla lettura integrale della lettera aperta (> a fondo pagina si può scaricare  il documento), dove rispondiamo alla questione su  come è nato lo scambio immobiliare,  i progetti di ristrutturazione, il rapporto con gli operatori, i pareri dei Municipi.

Ma i veri punti, quelli su cui finalmente si apre un confronto, dopo quasi un anno di silenzio, sono come trovare i fondi  per ristrutturare i mercati e se per assegnare i lavori sia necessaria una gara di evidenza pubblica, che possono essere anche riuniti in un punto solo.  Premettiamo  che, come abbiamo spesso osservato, il mercato di Via Antonelli e il relativo parcheggio sono in buone condizioni, mentre il parcheggio di Via Chiana è già stato messo in sicurezza con numerosi interventi a spese dell’ATAC che lo gestisce, mentre l’area mercatale, come il mercato e l’autorimessa di Via Magna Grecia hanno effettivamente bisogno di un restauro[2].

Ma da una buona amministrazione ci aspettiamo che non vengano presi impegni “a scatola chiusa” che creano patti da onorare con un privato ancora prima che ne vengano definiti tutti i termini, vogliamo che vengano seguiti tutti i passaggi necessari in modo trasparente e senza perdere di vista il fine della pubblica utilità.

Tralasciando tutti gli altri aspetti e concentrandoci solo su quello economico, a nostro avviso la procedura dovrebbe essere:

  • fare una valutazione dei lavori necessari alla ristrutturazione dei compendi mercatali
  • verificare se gli attuali introiti (dei parcheggi, che arrivano  a quasi mille posti auto tra tutti e tre i mercati)  consentano di coprire gli interventi urgenti
  • verificare varie ipotesi di project financing (come ad esempio la ristrutturazione a spese del privato in cambio della riorganizzazione dello spazio e del ricavo di alcune cubature a basso impatto sul mercato stesso e sul territorio[3], senza modifiche strutturali dell’edificio, né incrementi di cubature per fini residenziali, etc).
  • Una volta definito  il progetto migliore (auspichiamo dopo aver coinvolto gli operatori dei mercati, le associazioni e i cittadini del quartiere), cioè quello che assomma più vantaggi per la collettività conferendo al privato il giusto margine di guadagno, indire una gara pubblica per individuare il migliore offerente.

Noi non riteniamo “spuntato” l’argomento della gara di evidenza pubblica, anche se  secondo la CAM “Innumerevoli sentenze del Consiglio di Stato hanno evidenziato che quando ricorrono i requisiti di necessità, circostanze eccezionali e convenienza la permuta ha la sua valenza e la sua percorribilità, naturalmente  garantendo severità per quanto riguarda le verifiche di congruità dei valori economici. In questo specifico caso dei mercati, per le ragioni suesposte, i requisiti richiesti erano tutti presenti, la necessità, ristrutturare i mercati ormai fatiscenti e il reperimento di alloggi per l’emergenza abitativa, le circostanze eccezionali,  il concessionario dell’ampliamento dei parcheggi sotto ai mercati dispone di alloggi da permutare con le tre strutture, la convenienza,  il Comune acquisisce alloggi per l’emergenza abitativa a costi calmierati e in zone centrali della città e li permuta con immobili valutati a prezzo di mercato.  I requisiti di necessità non sono in contrasto con la gara pubblica, dato che tutti i lavori pubblici messi a gara sono “necessari”[4], ma non vediamo dove sia l’urgenza (si tratta di affrontare solo gli interventi indifferibili  – come è già accaduto in Via Chiana – in attesa di mettere a punto un progetto e indire una gara); quanto alla convenienza, lo stesso senso comune suggerisce che più sono i soggetti messi in competizione per l’assegnazione di un bene, maggiore sarà la possibilità di ottenere l’offerta più conveniente. Resta oscuro a quali “circostanze eccezionali” ci si riferisca, visto che per decine di altri mercati rionali, molti dei quali  nelle stesse condizioni dei mercati di cui parliamo, il Comune stesso ha promosso un dialogo tecnico con diverse ditte e si appresta a indire una gara pubblica per il project financing dei primi nove. E se, come spieghiamo nei punti precedenti, siamo comunque in disaccordo con la scelta dell’Assessorato al Commercio, non lo siamo a causa della procedura seguita, su cui abbiamo poco da eccepire, ma sulle modalità con cui è stata condotta – alla totale insaputa degli operatori dei mercati e dei cittadini – e per le motivazioni esposte sullo snaturamento degli spazi mercatali e la moltiplicazione delle cubature nella città consolidata (scelte che, come abbiamo detto in apertura, appartengono comunque alla sfera “politica”). Con l’aggiunta,  nel caso di questi tre mercati, di   un impatto sottinteso decisamente più pesante: secondo la delibera infatti i project financing dei tre compendi di cui parliamo non sarebbero finalizzati alla ristrutturazione dei mercati e  delle autorimesse, ma addirittura ad acquisire un consistente numero di alloggi per rispondere all’emergenza abitativa; ed  è quindi evidente che l’obiettivo non è solo cedere i complessi mercatali inserendo qualche locale commerciale in più per ripagare con un surplus le spese della ristrutturazione sostenute dal privato, ma di aumentarne  considerevolmente il valore immobiliare con l’introduzione di varianti e, quasi certamente,  con l’aggiunta  di molti  piani sotterranei e superiori.

Per concludere, vogliamo ribadire ancora una volta che noi non facciamo battaglie contro le aziende, caso mai facciamo battaglie contro progetti che riteniamo che non rispondano al Bene pubblico. Ma, a dire la verità, noi vorremmo fare – e già facciamo – battaglie a favore, non contro. E non siamo difensori dello “status quo”, che a Roma fa acqua da tutte le parti. Noi vogliamo che i beni pubblici vengano tutelati e valorizzati per la città e per i cittadini. Anche con l’aiuto del privato, se occorre, ma mettendo sempre al centro il fine  collettivo. Troppo spesso in questi anni – e con diverse amministrazioni – abbiamo assistito al “mondo alla rovescia”: non privati coinvolti per portare  a buon fine  progetti di interesse pubblico, ma progetti di interesse privato ammantati di  una pubblica utilità tutta da dimostrare.

Siamo  a conoscenza  delle molte difficoltà che devono affrontare gli imprenditori, difficoltà che oggi si aggiungono  a una crisi che sta  falcidiando soprattutto il settore edile: le lungaggini burocratiche spesso ingiustificate, talvolta dovute a scarsa competenza o a strumentalizzazioni politiche, la concorrenza sleale, e, in certi casi,  anche  la contrarietà dei cittadini interessati. Ma l’unica soluzione possibile, a nostro avviso, è quella di ripartire dalla trasparenza e dal rispetto delle regole. Che sono l’unica garanzia per tutti, anche per le aziende come la CAM. Regole che vorremmo applicate anche per il Piano Parcheggi. Proposte serie e circostanziate che abbiamo avanzato da tempo e che nessuno ha preso in considerazione.   Ma di questo, se ce ne sarà l’occasione,  parleremo un’altra volta.

scarica la lettera integrale con la risposta a tutti i punti lettera di risposta alla CAM-21 gen 2013

scarica la delibera 129 Proposta_129 2011 scambio MERCATI

scarica Cinquegiorni del 19 gennaio 2013 (pag.6) 19_gennaio


[1] Soprattutto nelle lettere pubblicate sui giornali e in alcuni comunicati pubblicati sul sito

[2] Nell’articolo: “Chi dice che l’amministrazione è in grado di ristrutturare gli immobili non sa, o non si rende conto (basta andare a farsi un giretto non solo nei mercati ma anche nei parcheggi) di quale intervento economico stiamo parlando (svariati milioni di euro) e di come le prosciugate casse comunali non possono far fronte se non ad una “romanella”, che significa mantenere le cose come stanno se non addirittura peggiorarle”

[3] Sembra un’ipotesi fantasiosa ma è un progetto che il Comune sta portando avanti da qualche tempo insieme agli operatori del mercato Flaminio 2 di Via Guido reni, autofinanziato dagli stessi operatori che si farannoo carico anche delle spese di ristrutturazione)

[4] E tra l’altro,  il  14 agosto 2003 il Comune con una determinazione dirigenziale aveva prorogato  la concessione alla Parioli srl che aveva la gestione delle autorimesse e degli edifici dei tre mercati “per il tempo strettamente necessario alla conclusione della gara” per individuare “un soggetto terzo a cui affidare le tre strutture

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