Qualcosa comincia a muoversi in difesa dei mercati rionali…

VERDUREMERCATOL’ASSESSORE LEONORI LANCIA L’IDEA DELL’APERTURA SERALE DEI MERCATI RIONALI

(DIRE) Roma, 16 set. – Spunta l”idea apertura serale per i mercati rionali della Capitale,una proposta che potrebbe portare “piu” sicurezza” e anche “rilanciare l”economia cittadina” tramite maggiore visibilita” e attivita”, come gia” succede in molte citta” europee, come Barcellona, Madrid e Budapest. Ad annunciarlo l”assessore a Roma produttiva, Marta Leonori, partecipando alla presentazione di uno studio sui mercati giornalieri romani condotto dal Sacea per conto della Cna. “C”e” gia” una bozza di provvedimento unico- ha spiegato Leonori- che va verificata con gli operatori e con le associazioni per dare la possibilita” alle strutture che ne facciano richiesta e in cui ci sia una percentuale di operatori che aderisce all”iniziativa, di essere aperte fino a sera. Bisogna concordare le modalita”, gli orari d”apertura (si ragiona sulla chiusura alle 22.30, ndr) e capire se ci possono essere delle problematiche”. Questo, ha sottolineato l”assessore, “permetterebbe di avere dei mercati che abbiano un presidio di operatori che li tengano aperti e vivi, il che la sera e” ancora piu” importante anche per ragioni di sicurezza”. Una strada non percorribile magari a Campo de” Fiori, dove i banchi vanno smontati all”ora di pranzo, ma che potrebbe portare nuova linfa a realta” come quelle di Testaccio, Ponte Milvio, piazza Epiro o Cola di Rienzo. E anche in tempi relativamente brevi, perche” dopo la concertazione con operatori e associazioni, il provvedimento “potrebbe arrivare in giunta gia” prima di Natale”. Resta da capire se “potra” essere un”iniziativa slegata o se sara” meglio integrarla nel Testo unico del commercio su cui sta lavorando la Regione Lazio”, e che dovrebbe essere realta” all”inizio del 2014.

copertina indagine saceaCOMUNICATO STAMPA DELLA SACEA Roma, 16 settembre 2013: Gli artigiani resistono meglio nei mercati

“Ripensando il mercato”: presentata oggi l’indagine di S.A.C.E.A. sui mercati giornalieri di Roma

 Il calo dei consumi e il dilagare delle grandi strutture commerciali hanno determinato una chiusura di circa il 10% dei banchi dei mercati rionali negli ultimi anni. Ma c’è un dato in controtendenza: quello dei laboratori artigianali. Da quando, nel ’91, sarti, calzolai, restauratori, idraulici e falegnami hanno avuto la possibilità di operare nei mercati, i laboratori sono aumentanti al ritmo del 10% annuo e in tutta la città oggi se ne contano 117. Lì gli artigiani possono beneficiare di canoni – per spazi che non superano i 20/25 metri quadrati- più economici rispetto all’affitto di locali privati. Lo studio sui mercati rionali è stato presentato oggi da S.A.C.E.A alla Casa delle Imprese della Cna di Roma e contiene un quadro dettagliato sui mercati rionali della città. Condotto per Cna grazie al contributo della Camera di Commercio di Roma, lo studio contiene un’appendice di proposte per l’amministrazione capitolina, a partire dalla revisione del modello del project financing.

La novità metodologica di S.A.C.E.A. fornisce per la prima volta una fotografia del settore, con un quadro dettagliato dei comparti merceologici ospitati.

I mercati romani sono, secondo l’indagine, 120. In questo numero sono comprese le strutture coperte (29), i plateatici attrezzati, cioè le aree recintate che ospitano banchi, impianti e servizi (35) e include 56 mercati che insistono su aree improprie.

Oltre che dalla diffusione della grande distribuzione, il calo dei banchi e la crisi dei mercati è stato determinato, negli ultimi anni, da un cambiamento negli stili di vita dei romani. Tra le cause nello studio si evidenzia anche la difficoltà dell’amministrazione comunale a gestire la fase transitoria di adeguamento delle strutture e la scarsità di risorse messe a disposizione. Alla crisi ha contribuito anche la diffidenza degli operatori nei confronti dei cambiamenti che si sono resi necessari nel corso degli anni.

Il numero di piccole imprese in attività risulta inferiore rispetto alle autorizzazioni comunali in essere: 4.078 (1499 nei mercati coperti, 1.402 nei plateatici attrezzati, 1.177 in quelli in sede impropria) contro le circa 4.500. La differenza si spiega con il fatto che molti esercenti preferiscono conservare l’autorizzazione nella speranza di poter prima o poi riavviare l’attività.

Quanto all’offerta merceologica, il settore ortofrutticolo è il più rappresentato con un banco su tre che rientra in questa categoria; seguono le “macellerie” (10%) a breve distanza dalle “pizzicherie” (9%), seguite dalle “pescherie” (6%). Il resto del settore alimentare non specializzato rappresenta un ulteriore 13%, il restante 27% è legato alle attività non alimentari, con “abbigliamento” e “casalinghi” in cima alla classifica.

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