Il tempo: la crisi dei mercati romani

IMG_5648 mercato laurentino

da Il Tempo 5 aprile 2015

I mercati rionali rischiano di morire Ci sono più banchi chiusi che aperti

Mancanza di interventi straordinari e fondi fanno scappare gli operatori

Nel mercato in via Baccina, una traversa di via Nazionale, in pieno centro, c’è rimasto un fruttivendolo, un pescivendolo e un alimentare; a Casal Bernocchi, ad Acilia, oltre ad un paio di banchi di ortofrutta e un operatore che vende il pesce, solitario, circondato da decine di banchi chiusi c’è un macellaio; una decina di banchi, invece, sono rimasti al mercato Primavalle, struttura che doveva essere interessata da un progetto di riqualificazione, mai realizzato. In queste condizioni versano decine di mercati rionali capitolini. Sulla carta sarebbero oltre 100 strutture; di fatto, quelle che possono chiamarsi davvero tali sono meno della metà. Per tutti gli altri la crisi ha decimato i banchi, la mancanza di interventi di manutenzione straordinaria dell’Amministrazione, che non mette soldi a bilancio per questo da anni, ha fatto letteralmente scappare gli operatori stanchi di dover far fronte a perdite agli impianti idrici, ai topi, ai piccioni che fanno i nidi all’interno delle strutture, all’acqua che quando piove allaga i banchi. Ci sono dei mercati come Tor Pignattara, Santa Silvia a Portuense, via Appio Claudio, dove il numero dei banchi chiusi ha superato quello delle postazioni aperte. A Tor Pignattara, ad esempio, dei 38 box che erano ne sono rimasti quattordici su una superficie di 2500 mq. oltre due piani interrati con tanto di box auto di 8 mila metri quadrati; al mercato di Cinecittà ci sono 20 box chiusi su un totale di 60.

«La situazione della rete mercatale romana è a dir poco preoccupante – spiega Walter Papetti, presidente Anva-Confesercenti – di questo passo nel giro di una quindicina di anni i mercati sono destinati a scomparire. Non c’è un piano dell’Amministrazione comunale per fronteggiare questa emergenza se si pensa che l’ultimo bando per l’assegnazione dei banchi è datato 2008 e delle 500 postazioni promesse ne sono state occupate sì e no, una cinquantina». E dal 2008 ad oggi? «Ci sono stati dei bandi successivi nel 2012-2013 per assegnare posteggi in alcuni mercati che sono però andati a vuoto – continua Papetti – e poi il tentativo, apprezzabile, dell’ex assessore al commercio Marta Leonori di fare una nuova delibera che dava alle associazioni del settore la possibilità di presentare dei progetti per la riqualificazione dei mercati. Questa delibera però attualmente è solo sulla carta perché bisognava procedere con le graduatorie ma non c’è stato tempo visto come è finita la giunta Marino».

La burocrazia fa il resto. Mediamente dall’assegnazione alla presa in possesso del banco passa un anno. Ci sono casi, come Corinto, dove un operatore è riuscito ad aprire cinque anni dopo aver vinto il bando. La procedura è lenta e sulla stessa materia c’è un intreccio di competenze tra Municipi e Dipartimento al commercio. Lo stesso Dipartimento non è a conoscenza di quali e quanti posti sono disponibili all’interno del mercato perché una volta c’erano gli ispettori annonari addetti al controllo dei mercati a relazionare su aperture e chiusure del banchi, ma l’ufficio è stato soppresso da tempo per motivi economici e ora, quando un banco chiude, nessuno lo sa.

Ma intanto i mercati soffrono. Quando non è per la chiusura dei banchi è per la scarsa o del tutto mancante manutenzione straordinaria da parte dell’Amministrazione che una volta aveva un ufficio preposto a questo mentre ora gli interventi straordinari ricadono sulle casse, sempre in rosso, dei Municipi.

Esempio emblematico quello del mercato Sacchetti il cui impianto idrico perde da tempo e dove c’è un contenzioso tra l’Acea e la cooperativa che gestisce il mercato, che si vede recapitare bollette da centinaia di migliaia di euro per consumi non effettivi ma dipendenti da perdite di acqua. O il mercato San Giovanni di Dio, struttura del 1932 che sta cedendo al tempo che passa e dove gli operatori fanno di tutto per mantenere la pulizia interna ma i percorsi tra i banchi sono pieni di buche colme d’acqua, fango e sporcizia di ogni genere.

«Stiamo perdendo una realtà che era ed è una risorsa e una peculiarità di Roma – ancora Papetti – vuole un esempio emblematico? Piazza dei Tribuni, al Quadraro». Fino a pochi anni fa un fiore all’occhiello della zona, ora vecchio, semi deserto abbandonato con box arrugginiti, pavimentazione divelta, saracinesche per lo più abbassate. Di notte, anche rifugio dei senza tetto.

Damiana Verucci

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