Mercato Alberone, trasferimento entro la fine del 2018

Pubblichiamo un articolo di Roma Today dle 19 maggio 2017

Mercato Alberone: “Trasferimento entro la fine del 2018”. Ma 15 operatori non pagano le quote

Un gruppo di operatori non ha ancora provveduto al finanziamento del progetto. Coia: “Non è giusto che parte degli operatori paghi il progetto per tutti. Senza tutte le quote non si può andare a gara”

Manca soltanto il progetto esecutivo e poi il trasferimento del mercato dell’Alberone, oggi in sede impropria tra via Gino Capponi e via Francesco Valesio, nella nuova struttura regolare nel centro commerciale Appioh potrà diventare realtà, grazie a un investimento di 4 milioni di euro da parte di Roma Capitale e all’autofinanziamento di 75 operatori presenti che hanno pagato la progettazione raccogliendo oltre 150mila euro.

Il trasloco potrebbe avvenire già entro la fine del 2018, almeno secondo l’auspicio degli operatori che non vogliono rischiare di scavallare l’entrata in vigore della direttiva Bolkestein con l’ipotesi di ritrovarsi occupanti di quello che diventerebbe un mercato abusivo. È quanto emerso dalla riunione di stamattina della commissione capitolina Commercio, presieduta da Andrea Coia (M5S), che ha riunito operatori e rappresentanti del VII Municipio per superare quello che sembra essere l’ultimo scoglio prima del ‘lieto fine’: mettere d’accordo i 15 operatori ‘insolventi’ a pagare la quota pro-capite di 2.000-2.500 euro per il finanziamento del progetto esecutivo (dopo aver pagato già il definitivo) necessario per andare in gara europea, garantendo in cambio la preassegnazione del banco nel nuovo mercato.

L’intenzione dell’amministrazione “è quella di giungere il prima possibile al trasferimento del mercato da una sede impropria a una propria nell’interesse degli operatori e della cittadinanza che vuole il ripristino della legalità: il trasferimento ha richiesto un impegno oneroso da parte dell’amministrazione, 4 milioni di euro con l’aggiunta di 1,7 milioni per migliorare ancora di più il progetto”, ha detto Coia, prima di dare una stoccata agli uffici capitolini, di nuovo assenti: “Avevo chiesto la presenza dell’assessorato e del dipartimento per avere chiarimenti sull’assegnazione dei posti ma mi dicono di non aver avuto la possibilità: ricordo loro che la presenza in commissione è obbligatoria e scriverò a chi di dovere per far presente questo fatto che non va bene e non è la prima volta. La trovo una mancanza di rispetto nei confronti delle istituzioni e degli operatori presenti oggi”.

In merito al mercato, ha spiegato Coia, “se tutti i 75 operatori vogliono trasferirsi nell’Appio I sono i benvenuti, ma in caso contrario una volta trasferita la struttura nella nuova sede, quella dell’Alberone verrà chiusa, l’area riqualificata e non si potrà più esercitare. Chi non partecipa al finanziamento perciò manifesta la volontà di esercitare non all’Appio I ma in un’altra località”. Per il consigliere pentastellato, infatti, “non è giusto che parte degli operatori paghi il progetto per tutti, quindi se non si trova un accordo chi crea gli spazi occupa gli spazi e chi non partecipa manifesta la volontà di andare altrove”. Per convincere i banchisti recalcitranti “chiederemo, facendoci portavoce dei lavoratori, che gli operatori che finanziano il progetto abbiano la conferma di avere la preassegnazione”.

La situazione attuale del progetto è stata raccontata dall’assessore alle Attività produttive del VII Municipio, Piero Accoto: “Manca solo il progetto esecutivo dopo che a marzo è stato presentato il progetto definitivo della Ags (Associazione gestione servizi) autofinanziato dagli operatori del mercato, visto che quello fatto a suo tempo dall’amministrazione non soddisfaceva le richieste degli operatori. È stata già fatta la conferenza di servizi, il progetto è stato approvato salvo alcune piccole modifiche sul fioraio esterno, l’ampliamento del piazzale, il divieto di sosta sulla via antistante e il miglioramento della viabilità circostante. Il Simu ha chiesto all’architetto di accelerare i tempi della presentazione del progetto esecutivo per procedere al bando europeo per i lavori interni con l’obiettivo di andare a gara nel 2017 con fine lavori entro il 2018, altrimrnti si allungherebbero molto i tempi e si andrebbe oltre la Bolkestein”.

Dubbi sono stati espressi da Orlando Corsetti, consigliere capitolino del Pd: “In base a quale norma si decide che se non si paga non si entra? Magari non posso pagare, non sono nella condizione di farlo per motivi personali e non posso andare in un posto che mi spetta? Penso che giuridicamente questo non si possa impedire. Chiameremo l’architetto Rietti (autore del progetto, ndr) e gli diremo di rinunciare a una parte del costo altrimenti il mercato non lo facciamo: il lavoro va sempre pagato ma e’ una situazione particolare e penso che per lo studio sia un lustro poter dire di aver fatto il progetto dell’Appio I”. Anche per Sara Amici della Confcommercio Roma “non e’ possibile legare il trasferimento al pagamento della quota per il progetto perche’ ci sarebbero profili di discriminazione, al massimo si puo’ legare alla qualita’. Chiedo quindi al presidente Coia se e’ possibile prevedere degli incentivi per chi finanzia il progetto, magari con agevolazioni su Tari e Tarsu, per recuperare anche quegli operatori contrari a pagare la quota”.

GLI “INSOLVENTI” – La parola poi è passata agli operatori. Massimo Attili, presidente della Ags del mercato Alberone, ha spiegato che “la nostra preoccupazione è relativa alla Bolkestein, perchè non si sa bene dopo il 2018 cosa succederà ai mercati in sede impropria, quindi se riusciamo ad avere una preassegnazione come è stato fatto con gli operatori di Testaccio questo ci mette al riparo dall’eventuale entrata in vigore della direttiva, ma dobbiamo accelerare i tempi. Se facessimo una gara per il progetto esecutivo andremmo sicuramente oltre i termini, per questo la nostra proposta è stata quella dell’autofinanziamento per regalare il progetto al Comune che così non deve fare la gara e può procedere alla preassegnazione dei posti entro il 2018, poi per noi il mercato nuovo può anche essere finito nel 2020, ma se si scavalla quella data si rischia il bando pubblico e non il nostro trasferimento, perchè diventiamo un mercato abusivo”.

Diversi operatori però come detto, sono contrari a finanziare il progetto esecutivo: “Io non pago il progetto, un altro architetto ci aveva fatto lo stesso progetto a metà del costo, se loro vogliono quel signore (l’architetto Rietti) lo pagano loro – ha detto uno dei banchisti ‘insolventi’- vuole 150mila euro per fare un piano vendita, ma chi è, Fuksas? Io mi alzo alle 5 di mattina per lavorare e non mi faccio rubare i soldi da nessuno”. Rincara un altro: “Sono 25 anni che aspettiamo il trasferimento e 3 anni che il mercato nuovo è stato costruito. Ma perche dobbiamo partecipare a questa colletta? Abbiamo già dato e pagato per 25 anni, mi sembra una cosa ridicola. Vi ricordo che poi in politica poi le cose si pagano”.

“Abbiamo dato la vita a questo mercato e adesso ci mandate via perchè non abbiamo questi soldi?”, chiede un altro operatore. Si tratta, ha spiegato poi ancora Attili dell’Ags, “di circa 2.000 euro a operatore per pagare il progetto. Oltretutto l’architetto si è detto disponibile a dilazionare al massimo i pagamenti per chi è in difficoltà, ma il progetto esecutivo va pagato, non è un disegnino: l’architetto ha espresso la volontà di darci una mano, ma non possiamo avere 15 persone che non partecipano”.

La conclusione della vicenda è quindi rinviata a una prossima commissione: “Faremo un nuovo incontro quando la situazione sarà più chiara. Verificheremo se a fronte dell’impegno al pagamento della quota si può garantire la preassegnazione del posto all’Appioh e poi riconvocheremo gli operatori, nel frattempo il progetto va avanti”.

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