Questionario mercati coperti

Mercati rionali coperti   Sintesi dei dati dei questionari

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Mercato Prati Piazza dell'unità

Mercato Prati Piazza dell’unità

  Roma 8 maggio 2015

A cura di Riccardo Varanini

Sono stati esaminati in loco 32 mercati rionali coperti e tre plateatici attrezzati, interessanti per il luogo e l’alto livello di organizzazione, presenti nella rilevazione del Comune di Roma del 2012.

Gli operatori attivi rilevati risultano essere 1820 contro i 2240 dell’indagine comunale del 2012, con un calo apparente di circa il 20%.

Bisogna precisare che, rispetto a quelli precedentemente censiti, due mercati comunali rionali coperti non esistono più (Ponte Mammolo e Garbatella) e che in generale il calo di operatori per l’insieme dei mercati è stimabile mediamente nel 40% negli ultimi 10 anni . Ce ne sono invece alcuni che sono riusciti ad aumentare le presenze, grazie ad un duro lavoro di gestione volontaria di presidenti ed operatori.

Questo per dire che il fenomeno può essere arrestato e forse invertito, in base a diverse politiche di intervento comunale, come formazione operatori, riorganizzazione del sistema dei bandi di posti, scelta di differenziazione merceologica, limitazione della concorrenza dei supermercati, oggi selvaggia, ed altro ancora.

Il costo di una bancarella o di uno box oscilla da 100 euro/mese a 700. Tutti i mercati hanno attività diverse dall’alimentare (sartorie, tintorie, calzolai, fotocopie, caf, sportello anagrafe comunale, abbigliamento, casalinghi, regali, elettricisti etc). Tutti sono dotati di servizi igienici gratuiti per la clientela, pochissimi di climatizzazione.

Solo pochi si sono organizzati per tentare di avviare attività sociali aggiuntive (mense per bisognosi, corsi di danza, concerti di musica, esposizioni di libri etc) ed hanno sperimentato grandi difficoltà burocratiche, indifferenza degli operatori e anche scarso entusiasmo dei cittadini.

La somministrazione diretta di prodotti alimentari, come in Spagna, Grecia, Usa ed altrove, è quantomeno ostacolata da norme e regolamenti allucinanti, che bloccano un fenomeno che sarebbe di grande incentivo alla vita dei mercati coperti ed ai bisogni dei cittadini.

L’orario di lavoro si limita alla fascia 7-14, con poche eccezioni in cui si raggiungono le ore 20, sempre o solo il venerdì. L’ostilità degli operatori a cui è richiesto un maggiore impegno molto faticoso – e la maggior parte non può permettersi turn over con ulteriori dipendenti – e che spesso non riescono a vedere i vantaggi del lungo periodo, la resistenza dei cittadini a modificare le proprie abitudini, gli impacci burocratici sono deterrente sufficiente per sperimentazioni.

Troppo poco diffusa e non incentivata la presenza nei mercati di veri produttori in proprio, che spesso si trovano in conflitto con gli altri per un regime di tassazione troppo diverso, più favorevole e poco controllato nei requisiti di qualità.

La scarsa cura delle strutture, degli impianti e dei servizi da parte del Comune porta spesso a far decadere mercati che non sono in grado di assumersi l’onere di autofinanziarsi quelle opere che anche se non sono di loro competenza, sono necessarie ed urgenti per garantire un servizio di qualità.

E non deve essere sottovalutata l’eccessiva leggerezza nel concedere licenze per l’apertura di supermarket vicino ai mercati, che in certi casi rasenta l’incredibile.

Un altro problema centrale sembra essere quello del sistema dei bandi di attribuzione delle licenze e dei posti. Promossi dal Comune invece che dai municipi, vengono pubblicati solo ogni tre anni o più e non sono abbastanza versatili per venire incontro alle esigenze dei singoli mercati. Inoltre i criteri della graduatoria, pare obbligatoria, danno un punteggio di preferenza che favorisce stranieri, disabili, redditi bassi, aspetto virtuoso nella maggior parte dei casi ma che può creare una serie di problemi nel campo della gestione di esercizi commerciali . Se si considera il meccanismo per cui chi vince può anche non aprire l’attività o aprirla e chiuderla senza restituire la licenza, bloccando così il turn over a favore degli operatori più interessati e motivati, si capisce come si freni a tutti gli effetti l’espansione o la qualificazione di un mercato che invece potrebbe avere richieste per attività diverse, soprattutto da parte di giovani. Manca inoltre un utile sistema di controllo (licenze, bandi, concorrenza, pulizia, impianti etc etc

A tutto questo si aggiunge il problema della scarsezza dei fondi comunali per manutenere i mercati, spesso costretti ad attivare fondi propri per opere di manutenzione straordinaria.

In generale l’impressione è che sarebbe decisamente utile avvicinare il sistema ai Municipi e quindi al territorio ed ai cittadini.

Si osserva nella maggior parte dei casi la tendenza al disinteressamento ed alla dismissione dei mercati da parte del comune, che, invece di farsi attrarre dalle sirene ingannevoli dei vari tentativi opachi di project financing, dovrebbe e potrebbe riqualificare i locali, arricchire l’offerta, incentivare gli operatori e formarli (vedi il cattivo uso che spesso fanno della raccolta differenziata), diversificare orari e funzioni, garantire pulizia, manutenzione, illuminazione, pubblicità, e impedire la concessione di licenze a supermercati, concorrenza sleale, a distanza ravvicinata.

E questo per rendere il mercato non solo un mercato, ma un centro di riunione, convivenza, incontro, sviluppo di imprenditoria giovanile, formazione, cura del territorio, vicinanza ai cittadini, oltre che sviluppo occupazionale, benessere e qualità del prodotto.

Insomma, una ricchezza che non deve essere sprecata, nell’interesse di tutti!

One thought on “Questionario mercati coperti

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